cv_data.json. Cambi il file, il sito segue.Niente CMS, niente build. Un file solo, bilingue, con dentro profilo, esperienze, tag e regole del titolo. Il sito lo legge e si costruisce da solo: sezioni, filtri, contatori, PDF. Qui a sinistra il file (dati finti); a destra cosa ne esce, un pezzo alla volta.
Il primo campo del file è l'unico che il sito «disegna»: il nome si compone da una nuvola di punti e si scioglie quando scorri. Il resto è testo vero, leggibile, indicizzabile.

Azienda, ruolo, periodo, gancio, punti. La durata la calcola il sito dalle date. Le carte rifrangono la galassia che ci passa dietro.

Ogni esperienza dichiara le competenze che ha toccato. Sono id, non parole libere: la tassonomia è nel file, così i filtri non inventano niente.

Ogni dominio ha i suoi tag. Chi legge ne accende due o tre e il CV si ricompone: restano le esperienze pertinenti, il titolo cambia, i contatori pure.

Regole nel file: se il lettore filtra per ML, il sottotitolo dice ML. Lo stesso profilo, letto da un recruiter diverso, si presenta diverso.

Stesso file, stesso motore. Le particelle cadono invece di orbitare, le carte di vetro restano, il filtro diventa un bottone e la barra in alto si stringe: sigla, nome, titolo su una riga sola.
